LEZIONI DI DEBITO PUBBLICO, PARTE 4: “Banche e tassi d’interesse”

Vale la pena di spendere qualche parola sulle banche. Non conosco una persona che non le odi, a parte chi ci lavora. In realtà l’avversione indiscriminata alle banche è controproducente, perché ci sono banche e banche.

Cos’è una banca? Una banca è un istituto giuridico che fa due cose principali; custodisce i depositi e presta valuta. Ovviamente oltre a ciò eroga altri servizi accessori (servizi di pagamento, piattaforme di trading, eccetera), ma questi sono i due compiti principali.

Per quanto riguarda la funzione di custodia dei depositi, la banca può richiedere il pagamento del servizio, nulla, oppure riconoscere un tasso d’interesse al cliente. Maggiore è il tasso d’interesse riconosciuto al cliente, maggiore l’utilizzo della banca dei soldi custoditi per adempiere la seconda funzione, il prestito. Quando il tasso d’interesse riconosciuto al cliente scende, significa che la banca può reperire altrove e a più buon mercato (Banca Centrale)  il denaro da dare in prestito (ad aziende o individui).

La seconda funzione è quella che ci interessa di più in questo contesto, quella del prestito di valuta. E’ un mestiere antico, legato non necessariamente al capitalismo, ma nativamente all’economia di mercato. Le aziende hanno necessità di liquidità per fare fronte ad investimenti (soprattutto in fase di start-up) o per saldare debiti. E il ciclo economico di un’azienda tipicamente prevede dei costi che anticipano i proventi, quindi la situazione di debito è assolutamente naturale. Questo concetto vale anche per l’Azienda-Stato, e questo in generale ci dovrebbe dire che il debito da solo non è indicatore di dissesto economico. Le banche prestano la valuta di cui hanno disponibilità; la disponibilità può venire da parte dei depositi, da strumenti finanziari fatti sottoscrivere a privati, da attività accessorie che realizzano proventi (in particolare immobili) oppure la disponibilità può arrivare da valuta a sua volta emessa dal prestatore ultimo, la Banca Centrale.

La Banca Centrale emette valuta e decide il tasso d’interesse centrale, cioè profitto che intende avere sul denaro prestato alle banche. Le banche a loro volta riprestano il denaro sul mercato ad un interesse maggiore garantendo la loro solvibilità verso la Banca Centrale e il loro profitto. Tanto più è rischioso il prestito da parte della Banca locale verso l’impresa/privato, tanto maggiore sarà il tasso d’interesse applicato, e questo è ovvio. Ma è interessante notare che lo stesso ragionamento dovrebbe farlo la Banca Centrale; poiché la Banca Centrale non può applicare tassi d’interesse differenti alle banche, si fa ancora più importante la necessità della Banca Centrale di sorvegliare le Banche e di stabilire per queste ultime delle norme di stabilità che garantiscano la solvibilità, cioè che garantiscano che la valuta emessa dalla Banca Centrale sia restituita e possibilmente con gli interessi.forex-dollaro-usa-usd-gold-rublo-banca-centrale-russia-borse.it_

Attraverso il tasso d’interesse centrale, la Banca Centrale può regolare importanti aspetti dello sviluppo economico. Ad esempio negli ultimi anni la BCE ha portato vicino allo zero il tasso d’interesse, per quale motivo? Per stimolare la ripresa attraverso prestiti più “convenienti” e soprattutto meno rischiosi, perché? Il motivo è semplice, anche se spesso economisti-soloni fanno di tutto per non farlo capire. Se il tasso d’interesse scende, le banche locali possono prendere valuta a più buon mercato dalla banca centrale e prestarlo a interessi più convenienti all’impresa. In parallelo la disponibilità di valuta a basso interesse, porta le banche ad abbassare gli interessi riconosciuti sui depositi, perché le banche ne hanno meno necessità. Ma non solo questo. Il fatto che il tasso d’interesse sui depositi sia basso induce i piccoli risparmiatori a smobilitare la propria liquidità ed investirla in strumenti finanziari a maggiore rischio, di fatto prestando i propri risparmi al mercato. Si ottiene quindi una doppia leva di incentivo all’impresa.

Questo ovviamente funziona almeno in teoria. Perché in economia il condizionale è d’obbligo. Sebbene il meccanismo suddetto sia valido nella maggior parte dei casi, negli ultimi anni (dall’austerity 2011) in Europa non sta funzionando, e la liquidità generata non sta andando alle imprese Europee nella misura attesa. Questo aspetto era la perplessità di fondo sollevata dalla Bundesbank alla BCE relativamente all’idea di lanciare un Quantitative Easing in Europa sullo stile di quanto fatto dalla FED negli USA. La situazione dell’economia reale Europea (in particolare del Sud Europa) è di grande sfiducia per via della competizione globale e del fatto che un Euro sopravvalutato nuoce all’export, soprattutto di quei Paesi che hanno prodotti a minor valore aggiunto. Ad oggi quindi la liquidità non ha funzionato perché, al solito, fare una politica valutaria unica per Paesi differenti non può funzionare. Di conseguenza la liquidità generata, ad oggi, ha finanziato altri mercati. E questo è il dubbio che permane sulla politica di Quantitive Easing che sta per partire, del valore di oltre 1000 miliardi di EURO l’anno. Un effetto è stato ottenuto, quello di svalutare l’Euro, staremo a vedere se la liquidità generata andrà alle imprese Europee, e a quali Paesi.

Vale la pena, in chiusura, ricordare che le Banche Centrali (ivi inclusa quella Europea) sono controllate direttamente o indirettamente da banche (e relativi azionisti) privati. Se questo fatto era un problema relativo per la Banca d’Italia per il particolare statuto che vige in Italia, il problema si fa differente quando ci si sposta a livello sovranazionale e si passa a livello di BCE, dove entrano in campo gli interessi di altri giganti della finanza e di magnati dell’economia con capitali superiori al PIL di nazioni di primaria importanza.

Vale la pena ricordare che la FED è controllata dai Rothschild, dai Lehman Brothers, dai Goldman Sachs, dai J.P. Morgan, gli stessi che hanno portato alla crisi del 2008 e che da tale crisi sono usciti ancora più ricchi grazie alle politiche che hanno “suggerito” alla FED. Tali portatori di interesse sono gli stessi, gli stessi, che danno il rating (la fiducia) al debito sovrano degli stati Europei, determinandone il famoso “spread” in grado di far mancare la liquidità quando la politica economica del Paese in questione non è gradita. Così è stato con l’avvento di Monti e il lancio dell’austerity.

Alla prossima.

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