LEZIONI DI DEBITO PUBBLICO, PARTE 2: “A proposito di sovranità monetaria”

Come promesso nel precedente post, inizio il mio minicorso sul debito pubblico. Non si può parlare di debito pubblico senza parlare di sovranità monetaria. E per parlare di sovranità monetaria (più propriamente sovranità valutaria) bisogna sapere cos’è la sovranità e cos’è la moneta. Potrebbe sembrarvi una sterile dissertazione enciclopedica, ma non vi preoccupate, non ho alcuna intenzione di inserire voci in Wikipedia. Vi voglio invece presentare una prospettiva su questi due termini/concetti che esposi a due mie amiche; una prospettiva che fu giudicata interessante e per molti aspetti rivelatrice, proprio perché riguardava due apparenti ovvietà, che ovvietà non sono più in un mondo estremamente complesso.

La Moneta, o meglio , la valuta.

I soldi sono oggetti (carta o metallo, banconota o moneta) a cui è attribuito un valore nominale. Un tempo la moneta aveva un valore reale legato alla preziosità del metallo stesso, tipicamente oro o argento. Il valore era oggettivo e legato alla forza lavoro necessaria ad estrarre il metallo stesso; il valore nominale e reale coincidevano. I pezzi di carta erano riservati ai contratti di credito , alle cambiali o assimilati, mentre le monete erano il mezzo di intermediazione di una transazione commerciale. Una volta eliminata la preziosità della moneta, i pezzi di carta hanno assunto la dignità delle monete, divenendo banconote, ed entrambi sono diventati titoli di credito con un valore nominale (valuta). Tale valore nominale è andato via via dissociandosi dal valore reale dei metalli preziosi che la banca emittente poneva in garanzia, ed ha assunto un significato puramente fiduciario, cioè il peso della valuta corrisponde alla fiducia riconosciuta dal mercato valutario alla banca emittente la valuta stessa. Ciò ha comportato il passaggio dal primato dell’economia al primato della finanza.???????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????

Da cosa deriva la fiducia? Dalla solvibilità della banca emittente (autorità monetaria), cioè dalla capacità di rispondere all’esigibilità del credito emesso (valuta), in altri termini di trasformare la valuta in beni materiali, con valore oggettivo. Questo è il motivo principale per cui molti Paesi, tipicamente quelli con cultura tradizionale, conservatrice e famigliare, hanno ingenti riserve auree. Non è stata questa la scelta della banca centrale Statunitense (FED) che ha sganciato completamente il valore del Dollaro dall’oro; il motivo di fondo è semplice ed è legato alla strategia di fare del petrolio, l’oro nero, il bene riserva del dollaro, e da ciò dipende la politica egemonica e imperialista di tale stato; il controllo del petrolio garantisce il valore del dollaro e anche la solvibilità del debito pubblico statunitense. E divenendo quello della valuta un mercato fiduciario, hanno assunto rilievo (direi il primato) le agenzie di rating, ovviamente quasi tutte statunitensi; d’altronde tali agenzie (vedi J.P. Morgan) sono le stesse che controllano la FED, cioè il valore relativo del dollaro. E in tale mercato sono nati strumenti valutari (finanziari) qualificabili come armi offensive e difensive; così recentemente, mentre le agenzie di rating targate US declassavano il debito sovrano Russo, la Cina rivalutava il Rublo in caduta libera con un pesante acquisto di tale valuta dando luogo agli accordi bilaterali Russia-Cina di Credit Swap.

In un tale contesto valutario, la fiducia si misura sulla solvibilità di una Nazione e quindi l’autorità valutaria di quella Nazione, in corrispondenza all’emissione di valuta, dovrebbe emettere titoli di debito, cioè far sottoscrivere a privati ed istituzioni il rischio di solvibilità. Ho usato il condizionale non a caso, ma non mi dilungherò troppo su questo aspetto a cui dedicherò un articolo specifico. I titoli di debito servono a far ricadere il rischio sul privato (nel caso che lo Stato decida di non ripagare il debito emesso) o sulla collettività (nel caso delle cartolarizzazioni).

Sovranità.

Si dice spesso che “il popolo è sovrano”, con ciò alludendo al fatto che il Popolo, inteso nella sua interezza, è artefice del proprio destino, cioè si autodetermina. In realtà così non è, perché in effetti la sovranità appartiene allo Stato, vale a dire alle Istituzioni della Repubblica. L’atto Costituente della nostra Repubblica, la Costituzione, recita all’articolo 1 che “la sovranità appartiene al Popolo….che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“; quindi nei successivi passaggi definisce le norme fondamentali della Repubblica e i suoi organi Istituzionali (cioè l’organizzazione dello Stato). In essenza, la Costituzione non solo ci dice che il popolo non è completamente sovrano, nel senso che l’autodeterminazione è confinata, ma ci dice anche che tale sovranità è delegata allo Stato, cioè è esercitata, tramite delega, dalle Istituzioni.

Lo ripeto; lo Stato non è il Popolo, lo Stato sono le Istituzioni.rep

L’idea diffusa che il Popolo sia sovrano, deriva non solo da un insano ottimismo e dalla lettura superficiale dell’articolo 1 della Costituzione; questa idea deriva dal cortocircuito mentale che facciamo tra Stato e Nazione, cioè Stato=Nazione. Non è così. La Nazione, sostanzialmente, definisce i confini geografici in cui un gruppo di persone si autodefinisce come gruppo omogeneo; la Nazione, quindi, delinea lo status fisico del Popolo. Lo Stato è invece un ente giuridico, amministrativo, che può avere ragione Nazionale, ma anche no… E d’altronde ciò non dovrebbe stupirvi, in quanto la parola “sovranità” deriva appunto da Sovrano, e la Storia ci insegna che i Sovrani sono cosa ben distinta dal popolo (la plebe) e che un Sovrano poteva definire il destino di più popoli, e più nazioni.

In sintesi, la sovranità non appartiene, non è mai appartenuta e mai apparterrà al popolo, né nelle monarchie costituzionali né tanto meno in quelle assolute, e neanche nelle Repubbliche. In condizioni ideali (cioè non di questa Terra) il popolo (Nazione) determina (parzialmente) gli organi dello Stato, tipicamente con strumenti elettorali e referendari, e quindi “ragionevolmente” esercita per delega il proprio volere. Laddove il popolo perda il controllo diretto dello Stato e quindi l'”esercizio” indiretto della sovranità, tipicamente il popolo recupera l’esercizio diretto con la forza.

Venendo quindi ai nostri giorni, e alla “nostra” Europa, i vari trattati susseguitisi, in particolare il Trattato di Lisbona, hanno esternalizzato organi fondamentali dello Stato portandoli fuori dal controllo del popolo Italiano. La labile possibilità pratica di esercitare indirettamente una sovranità parziale, all’interno dei confini costituzionali e nel contesto dello Stato-Nazione, è divenuta così impossibilità tecnica con trattati e Stato sovranazionali. In particolare l’organo esecutivo è divenuta la Commissione Europea (organo non eletto e lascamente influenzata dal vacuo Consiglio Europeo) e l’organo incaricato a definire le politiche valutarie è divenuta la Banca Centrale Europea, un istituto completamente indipendente da Parlamento, Commissione e Consiglio Europeo, e i cui controllori sono le Banche Centrali degli stati membri, cioè gli azionisti di queste ultime.500lire1975bi553

In sintesi…

… le Nazioni aderenti all’area Euro sono soggetti alla politica valutaria della propria valuta da parte di un’autorità extranazionale controllata da aziende private extranazionali; valuta che “valorizza” i titoli di debito Nazionali (cioè che gravano sulle spalle dei cittadini della suddetta Nazione); debito tanto più oneroso quanto più la fiducia accordata alla Nazione (non all’Europa) da autorità exrtanazionali (in particolare Statunitensi) risulta bassa. Chiaro no?

Alla prossima.

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