Lezioni di debito pubblico, parte 1: “Le basi”

Nelle mie discussioni politiche, di frequente mi capitava di affrontare il tema del debito pubblico. Un’interesse politico coltivato per più di 30 anni che mi ha portato anche a fare una comparsata nel Partito Democratico; vi sono rimasto poco, fino a quando non ho dovuto fare i conti con il fanatismo ideologico neo-progressive e super-paraculist che permea la suddetta associazione ad-tesseram.

Ebbene, in quella e in altre sedi, uno degli argomenti di accanimento è sempre stato il debito pubblico; si partiva dalla sua interpretazione, quindi si cercava di capire la sua origine, si determinavano le sue cause, quindi in contumacia si individuavano i colpevoli (tipicamente Craxi o Berlusconi) per poi passare al vaneggio estatico puro, cioè la ricerca della soluzione. Da questo percorso “lisergico” è scaturita la psicosi collettiva dell’inevitabilità dell’austerity e lo slancio masochistico verso il pareggio in bilancio in Costituzione. Autoincaprettamento economico.

Devo dare atto a pochi, tra cui Bagnai e Borghi, di aver messo in luce, e a tempo debito, la follia del percorso che si imboccava, e spostato il fuoco sulla sovranità monetaria e non sul debito. Tutto inutile, ovviamente. Ahimè le loro competenze e buon senso, poco possono contro un mondo di politici inetti, sebbene abili manipolatori, ed un popolo in stato di ebetismo avanzato.

Il nostro ormai è un popolo che segue la regola del conformismo, che ha sacrificato il sano scetticismo e lo spirito critico sull’altare del quieto vivere; un gregge che rischia di risvegliarsi solo di fronte alla camera di macellazione. Così il debito pubblico perennemente presente anche in tempi di grascia, diviene improvvisamente una mannaia da cui fuggire, con strumenti evidentemente scellerati. E cosa dire dell’inflazione? La crescita dell’inflazione, spauracchio degli economisti da salotto buono, diviene improvvisamente pericolosamente troppo bassa. E nessuno che si chiede; perché era un problema l’inflazione alta ed adesso è drammatica quando è negativa?

Il punto è che né l’inflazione né il debito sono un problema in sé. Sono solo dei numeri che isolatamente non rappresentano assolutamente lo stato di salute né economico né tanto meno sociale di un Paese. Molto più indicativi dello stato di salute sono altri indicatori; la crescita dei nuclei famigliari, il tasso di occupazione, il tasso di alfabetizzazione, la crescita dei depositi, il livello di povertà, il livello d’innovazione industriale, il livello di disparità economica, eccetera. Il punto è che il debito pubblico diviene “eccessivamente alto” quando gli usurai della globalizzazione vedono a rischio i propri prestiti monetari e quindi decidono di trasformarli in beni materiali (cartolarizzazioni); e l’inflazione diviene “eccessivamente bassa” quando gli stessi usurai vedono scendere la propensione alla spesa e di conseguenza all’indebitamento.

L’ignoranza in tema di debito pubblico, e in generale di finanza, è ignoranza diffusa, a livello Europeo, Mondiale. E di questo dobbiamo ringraziare sentitamente la TV in primis. D’altronde la ricchezza dell’1% (0,001 % in realtà) deriva proprio dall’ignoranza della massa. Questo è il principio di funzionamento dell’usura; prima ancora della paura, è l’ignoranza del “cliente” ad arricchire l’usuraio.

Il fatto che un partito di cialtroni come quello di Tsipras, sia arrivato al governo in un Paese allo stremo, non rivendicando sovranità, ma mendicando la clemenza degli usurai, è emblematico del torpore mentale globale.

Ho deciso quindi di dare il mio piccolo contributo, con una serie di piccoli articoli divulgativi, a costruire un po’ d’informazione sul debito pubblico e sul tema della sovranità, utilizzando un linguaggio semplice, non troppo tecnico.

E da buon ingegnere-matematico inizio subito con un bel postulato: “Il nostro debito pubblico attuale è inestinguibile”. Corollario: “Tentare di saldarlo è un suicidio”.

Alla prossima.

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