L’Ebola che non c’è

Secondo il “The New York Times” l’Ebola potrebbe raggiungere la cifra iperbolica di 1,4 milioni di contagi, entro Gennaio 2015, e non in tutta l’Africa ma solo prendendo in considerazione alcuni Paesi dell’Africa Occidentale. Impressionante. Come arrivano a questo quadro di potenziale Giudizio Universale? Utilizzando alcune proiezioni del CDC (organizzazione Statunitense che si occupa di salute) che a sua volta fa riferimento ad alcuni dati provenienti dal WHO (World Health Organization, parte delle Nazioni Unite).

Con l’ausilio di un potentissimo “calcolatore” (molto probabilmente non supervisionato dall’ormai inutile intelligenza umana) il CDC delinea due possibili scenari di evoluzione epidemiologica dell’Ebola in Liberia e Sierra Leone; uno scenario pessimistico con 1,4 milioni di contagi ed uno ottimistico con 21 mila contagi. Lascio a voi le considerazioni sull’attendibilità una simulazione, che fornisce uno scenario pessimistico 65 volte peggiore di quello ottimistico.

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Iniziamo con alcuni fatti sul virus Ebola. Ebola è un virus che può contagiare l’essere umano attraverso il contatto diretto con fluidi o materiali infetti, e che può condurre alla morte. Fino a qui ci siamo.

Per avere un’idea del potenziale di contagio dell’Ebola, possiamo fare riferimento a quanto dichiara proprio il WHO: Infection occurs from direct contact through broken skin or mucous membranes with the blood, or other bodily fluids or secretions (stool, urine, saliva, semen) of infected people. Infection can also occur if broken skin or mucous membranes of a healthy person come into contact with environments that have become contaminated with an Ebola patient’s infectious fluids such as soiled clothing, bed linen, or used needles.

Ciò significa che Ebola non ha un potenziale di contagio elevato perché l’area contagiata può essere fisicamente delimitata. Ebola non si trasmette per via aerea (quindi per prossimità con altri esseri umani infetti) né attraverso agenti esterni (come le zanzare nel caso della Malaria). Secondo i dati del WHO che ha monitorato le aree di contagio (dati dal 1976 al 2012), lo storico ci racconta che dal 1976 al 2012 sono stati registrati 2387 casi di contagio, di cui 1590 hanno portato alla morte, quindi con un tasso di mortalità pari al 67%.

Qui una prima annotazione sulla copertura mediatica di Ebola, che tipicamente parla di un tasso di mortalità che oscilla tra il 50% e il 95%. Come arrivano a questi dati terrificanti? Molto semplice. Ipotizziamo di avere il “Paese X” in cui tra Gennaio e Marzo si registri 1 malato di Ebola e questo paziente muoia; il tasso di mortalità è il 100%; ipotizziamo che tra Marzo e Dicembre si abbiano altri 99 casi di Ebola e 65 morti, con un tasso di mortalità del 66%. Il magheggio è fatto; abbiamo un tasso di mortalità che varia tra il 66% e il 100%, inteso? In realtà il tasso di mortalità corretto (che è per definizione una media aggregata e che non ha senso per piccoli numeri) sarebbe 66/100, ossia il 66%. Questo è il potere della matematica!

I dati di monitoraggio di cui sopra si riferiscono ai Paesi che hanno dimostrato sino ad oggi il maggiore rischio: Congo, Sudan, Uganda, Gabon, Costa d’Avorio.

Il fatto che nei 5 suddetti Stati le infezioni di Ebola siano state meno di 3000 in 36 anni, non significa che i numeri reali non siano ben più grandi, ovviamente. Ma quello che è importante, è registrare che in oltre 36 anni il numero totale di persone infettate dall’Ebola annualmente oscilla tra un minimo di 0 a un massimo di 425 (nel 2000, in Uganda) senza evidenza di un tasso di crescita del fenomeno. Emblematico è il caso del Congo dove il contagio Ebola è “partito” nel 1976 con 318 casi per finire a 57 casi nel 2013 (68  casi nel 2014).

Cosa ci dicono di fati registrati dal WHO? Alcune cose importanti:

  1. che anche se assumiamo (è ragionevole) che l’infezione sia maggiore di quanto contabilizzato, il tasso d’infezione reale non può essere maggiore del contabilizzato di diversi ordini di grandezza, altrimenti in 36 anni d’incubazione il contagio sarebbe già esploso
  2. non c’è alcuna tendenza di crescita dell’infezione nei 5 Paesi monitorati, anzi i dati contraddicono l’idea di un virus “mortale” con contagio fuori controllo. Viceversa i dati confermano in realtà la natura epidemiologica a basso potenziale di infezione del virus.
  3. In tutti i Paesi monitorati, il numero di casi riportato decresce stabilmente a partire dal contagio iniziale, coerentemente sia con il relativamente basso potenziale di contagio che con il fatto che le procedure “tradizionali” di contenimento sono già abbastanza efficaci nel ridurre l’espansione dell’infezione e il bollettino di morte:
    • In Congo si registrarono 318 casi nel 1976 con tasso di mortalità pari all’88%, divenuti 57 casi con tasso di mortalità del 51% nel 2012
    • In Sudan si registrarono 284 casi nel 1976 con tasso di mortalità pari al 53%, divenuti 17 casi con tasso di mortalità del 41% nel 2004
    • In Uganda si registrarono 425 casi nel 2000 con tasso di mortalità pari all’53%, divenuti 31 casi con tasso di mortalità del 67% nel 2004

A questo punto avrete sicuramente notato una cosa. Nei Paesi sopra menzionati, non compaiono né la Liberia né la Sierra Leone, i Paesi che oggi fanno la prima pagina del bollettino Ebola. In effetti, solo nel 2014, apparentemente, il contagio Ebola si è manifestato in Nigeria, Guinea, Liberia e Sierra Leone. Secondo il rapporto del WHO, questi Paesi nel 2014 contabilizzano 3486 casi di ebola e 1496 morti, con un tasso di mortalità del 43%. Il Paese con l’infezione più estesa è la Sierra Leone (1745 casi), quello con la mortalità più alta è la Guinea (56%).

WHO

Aggiungendo poi ai casi conclamati di Ebola, quelli “possibili”, cioè quelli in cui la presenza del virus non è stata verificata ma i sintomi del paziente sono compatibili e esiste un collegamento con casi verificati di Ebola, il numero di infezioni potenziali cresce a 5135 con 2152 morti (tasso di mortalità del 42%). Con ciò si arriva all’istogramma qui sotto.

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Nel grafico si osserva una “rapida” crescita del fenomeno negli ultimi 3 mesi; e apparentemente il contagio era inesistente prima del 2014. Come è possibile che il contagio sia stato assente fino al 2014 e poi esploso in 3 mesi, in Paesi con scarsa sanità pubblica e confinanti con Paesi in cui il virus esiste da 36 anni?

Non è possibile, infatti.

Se infatti a primo “acchitto” il grafico suggerisce una crescita esponenziale, tipica dei fenomeni senza controllo, se osserviamo le ultime settimane saremmo tentati di concludere che il contagio del virus si sta fermando. Ma anche questa osservazione sarebbe non corretta. In realtà il punto è che il periodo di osservazione è estremamente limitato e quello che in realtà il grafico descrive è la crescita del “sistema di monitoraggio” e non la crescita del “sistema epidemiologico” da osservare.

Verosimilmente il virus continua a diffondersi, ma molto lentamente, come lo storico di 36 anni negli altri Paesi ha dimostrato.

E’ plausibile assumere che sia per questa ragione che il direttore del WHO Christopher Dye dichiara “stiamo avendo segnali che questo incremento non avverrà; è un po’ come fare le previsioni del tempo. Le possiamo fare con qualche giorno d’anticipo, ma guardare a mesi di distanza è molto difficile”.

Ma allora il CDC come è arrivato alla stima di 20,000 infezioni nello scenario ottimistico? Beh, considerando che il numero di infezioni registrate è per definizione inferiore a quelle esistenti, tale stima è ragionevole almeno come ordine di grandezza considerando le oltre 5000 infezioni potenziali contabilizzate. Ma come fa il CDC ad assumere come “ragionevole” lo scenario di 1,4 milioni di infezioni in 4 mesi, conoscendo lo storico degli altri 5 Paesi durato 36 anni?

Non può essere un errore commesso da specialisti di epidemiologia.

Ebola non è un’emergenza globale, questo è un fatto. Ma anche in termini “locali” è difficilmente caratterizzabile come emergenza. In termini comparativi, la Malaria infetta tra i 200 e i 300 milioni di persone nel mondo, e circa 700,000 persone ogni anno ne muoiono. La Malaria ha un tasso di mortalità più basso dell’Ebola ma è estremamente più diffusa, ed è endemica. E’ significativo notare che la Sierra Leone, che contabilizza oggi meno di 1800 casi di Ebola e meno di 600 morti, conti invece ogni anno circa 8000 morti per Malaria; e in Guinea la Malaria conta 9000 vittime l’anno, la Liberia 2000 morti ogni anno e in Nigeria i morti di Malaria sono oltre 120,000 l’anno.

Ma allora come è successo che un virus, l’Ebola, conosciuto sin dal 1976, con tecniche di contenimento, metodologie di prevenzione e cure tradizionali note, sia divenuta un’emergenza, nonostante il bollettino di morte e il tasso di infezione siano relativamente bassi?

E perché mai questa pressione mediatica per avere dei vaccini anti Ebola? Le procedure di vaccinazione sono previste per mali altamente rischiosi (e questo è effettivamente il caso per l’Ebola) con alto potenziale di diffusione (e questo non è il caso). E non c’è nessuna evidenza di un’emergenza, perché correre il rischio di fare più male che bene?

Cui prodest?


Stante i fatti di cui sopra, alcune mie speculazioni.

L’esplosione Ebola è stata costruita? No, ma in un certo senso, si! Ipotizzare che l’Ebola sia un virus costruito in laboratorio e poi diffuso per oscuri obiettivi, è pura speculazione senza prove.

Ciononostante, è stato costruito, da un punto di vista mediatico.

L’industria delle Bio-Tecnologie è una delle maggiori scommesse della società occidentale, in special modo degli Stati Uniti d’America. Tali imprese non creano mali per trovare poi la cura, semmai fanno l’opposto. Trovano un trattamento farmaceutico e quindi fanno il marketing del male da curare. Un esempio è la sindrome da disattenzione (AHDH), e gli USA ne sanno qualcosa.

Ebola sembra rientrare bene in questo tipo di scenario, ma la pressione di Obama per un vaccino, e il marketing fatto nel suo discorso del ruolo degli USA come i salvatori del popolo Africano dal loro infausto destino, suggerisce che ci siano molteplici interessi strategici che cercano di farsi strada nel solco segnato dal virus Ebola…

Sicuramente le aziende BioTech devono ripagare i loro azionisti, ma c’è di più. L’Africa è la nuova (si fa per dire) terra di conquista sia per gli USA che per la Cina, due nazioni che competono nella supremazia delle risorse naturali dell’unico continente senza una vera e propria sovranità. La Cina ha guadagnato notevole terreno nell’ultimo decennio, e gli USA hanno ormai veramente poco da offrire; la salute pubblica è l’unica carta che possono giocare che abbia senso in Africa.

Non è un caso che l’amministrazione Obama abbia giusto poche settimane fa rinnovato accordi economici strategici in Liberia, e che ad Ottobre in Liberia si tengano le elezioni. Il vaccino prodotto dal vecchio e caro amicone americano è un ottimo strumento per consolidare la partnership tra Liberia e USA, e allo stesso tempo supportare la campagna politica degli “amici” africani.

Ovviamente, nel caso le cose dovessero andare storte, le basi militari sono già sul luogo, non si sa mai…

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Ebola. Facts, speculations and lies

According to “The New York Times” Ebola virus could reach 1,4 million infections, by January 2015, in four months. Impressive. How do they get this figure? By “leveraging” on some “projections” from CDC (USA health related organization) who, in turns, “tailor” some epidemiological figures coming from the WHO (World Health Organization, part of the UN establishment).

The CDC provided, thanks to a powerful computer simulation (likely without any human intelligence contribution), two figures: a best and a worst-case scenario. In the worst case scenario the outbreak of Ebola could reach 1,4 million people;  in the best case scenario the outbreak could reach 21,000 people. A worst-case scenario that is 65 times worse than the best scenario? Reasonable, isn’t it?

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Some facts. What is Ebola? It is a virus, than can infect a sane human body by direct contact with infected fluids or materials; and it can lead to death. Fine so far.

How much this is this virus epidemic and how deadly is it? According to WHO: “Infection occurs from direct contact through broken skin or mucous membranes with the blood, or other bodily fluids or secretions (stool, urine, saliva, semen) of infected people. Infection can also occur if broken skin or mucous membranes of a healthy person come into contact with environments that have become contaminated with an Ebola patient’s infectious fluids such as soiled clothing, bed linen, or used needles.

This implies that Ebola has a low contagion potential, because can be physically contained. It is not transmitted via air (proximity with infected human) or via external agent (as mosquitos in the case of malaria). According to the WHO, the Ebola outbreaks records (from 1976 up to 2012) cumulate in 36 years 2387 cases in total, 1590 of which resulted in deaths, with a death ratio of 67%.

Mass media in these days used to claim a deadly potential ranging between 50% and 95%. How do they raise the deadly figure? Pretty simple. Let’s imagine in country “X” we have, from January to March, 1 reported case of Ebola and the patient dies; in this case the mortality rate is 100%. And let’s assume that from March to December we have 99 cases of Ebola with 65 deaths; in this case we have 66% death rate. The trick is almost done, because we can draw the conclusion that “the death ratio ranges between 66% and 100%”, got it? While actually the mortality rate is 66/100, in other words 66%. That’s the power of math.

Those data, come from the countries with higher risk: Congo, Sudan, Uganda, Gabon, Cost d’Ivoire.

The fact that in the 5 above countries the reported Ebola human infections amounts to less than 3000 in 36 years, does not mean that the actual infections are that low. Many cases could have not been reported. However, it is important to note that in 36 years the total number of infected people ranges from a minimum of 0 cases up to a maximum of 425 cases (year 2000, Uganda) without showing evidence of an increasing trend. Emblematic is the case of Congo, where the Ebola reported infections ranging from a maximum level of 318 cases in 1976 down to 57 cases in 2012 (68  cases in 2014).

Then, what these data should teach us? A few things:

  1. even if we assume that the actual infection level is higher than what is reported, the real one cannot be higher than the measured by several orders of magnitude, because otherwise the infection would have already exploded in 36 years of incubation
  2. there is no increasing trend, at all, and apparently figures contraddict the idea of a deadly and contagious virus out of control. Actually, this is not surprising and instead it is consistent with the way the virus works.
  3. In all countries monitored, the number of reported cases decreases steadily from the initial detected outbreak figures; this is consistent both with the not so high infection potential of the virus and with the fact that traditional procedures of containment are somewhat effective in reducing the infection and thus the death toll:
    • In Congo were registered 318 cases in 1976 with mortality rate of 88%, become 57 cases in 2012 with mortality rate of 51%
    • In Sudan were registered 284 cases in 1976 with mortality rate of 53%, become 17 cases in 2004 with mortality rate of 41%
    • In Uganda were registered 425 cases in 2000 with mortality rate of 53%, become 31 cases in 2004 with mortality rate of 67%

At this point you will have noticed one thing for sure. In the above monitored countries, do not appear neither Liberia nor Sierra Leone, the countries that today make the first page of Ebola bulletin. Indeed only in 2014, apparently, Ebola outbreaks manifested in Nigeria, Guinea, Liberia, and Sierra Leone. According to the WHO report, these countries in 2014 accounted for 3486 confirmed cases and 1496 deaths, with an average death ratio of 43%. The country with the highest infection level is Sierra Leone (1745 cases), the one with highest death ratio is Guinea (56%).

WHOThen WHO takes in account the “probable” cases of Ebola infections, meaning cases with symptoms compatible with Ebola and have linking with other Ebola cases. With the “probable cases” the count of “cases” grows up to 5135 and the deaths raises up to 2152 (42% death rate). This leads to the following histogram.

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As you can see above, the count has ramped up quickly in the last months, and before 2014 was not existent. How is it possible? It is reasonable to assume that, given the proximity of the countries implied, the virus existed already in Liberia, Guinea and Sierra Leone, and with that also humans infected.

At first glance the graph suggests an exponential growth, typical of epidemic phenomena out of control. However, how that can it be possible given the limited time span (4 months) and the low contagious level of the virus, as demonstrated by the other countries where such exponential growth did not happen, not in just 4 months but  in 36 years?

Indeed, it is not possible.

And if you look more carefully at the graph, you’ll notice that in the last weeks the trend seems to have stabilized. Is it because the infection spread stopped? We do not know. Likely the infection proceeds more or less at steady rate, a slow growth rate, as the 36 years known history of the virus teaches.

The real point is that the period of observation is too short, and what the numbers really “measure”, is the development of the observation system and not the development of the epidemologic system to be observed.

Indeed, this is the reason why WHO’s director Christopher Dye states “We’re beginning to see some signs in the response that gives us hope this increase in cases won’t happen”, acknowledging that the predictions come with a lot of uncertainties; “this is a bit like weather forecasting. We can do it a few days in advance, but looking a few weeks or months ahead is very difficult.”

Then, how did CDC come to the 20,000+ infections best case scenario figure? Well, that figure actually can be reasonable considering the actual numbers (around 5,000) and taking in consideration that a significant amount of infection cannot yet be in the record. But how can they assume as credible the 1,4 million figure, knowing the 36 years old history of previous outbreaks in other countries?

It cannot be a mistake made by specialists of epidemiology.

Ebola is not a global emergency, period. Comparatively speaking, Malaria affects between 200 and 300 million people worldwide, and roughly 700 thousands die every year. Malaria has a lower mortality rate compared to Ebola but is much more pervasive, and it is endemic. Notably, Sierra Leone, counting less than 1800 Ebola cases and less than 600 Ebola deaths, accounts for almost 8000 people dying every year of Malaria; in Guinea the Malaria toll accounts for 9000 deaths/year, in Liberia for over 2000 deaths/year and in Nigeria for over 120,000 deaths/year.

How did it happened that a virus, Ebola, known since 1976 with available containment and prevention methodologies and cures, has become an emergency, despite the low death toll (in absolute terms and comparative terms) and the low infection potential?

Moreover, given the above, why there is a push for vaccines? Vaccination procedures are meant to address high-risk diseases (and admittedly this is the case) with high infection potential (this is not the case). There is no evidence of an emergency, so why to rush?

Cui prodest?


Given the above facts, now it is time for my speculations. Has the “Ebola” outbreak been manufactured? No, but in a sense, yes!

To assume that Ebola has been engineered in laboratories, and thus released for achieving obscure objectives, is speculation without evidences.

Nevertheless, yes, it has been manufactured, manufactured by the mass media.

Biotech industry is one of the major bet of western economy, especially US ones; such enterprises do not create the disease and then the cure; they work the other way around. They discover a “treatment” and then they “market” the relevant disease. A relevant case is AHDH, and US citizens should know.

Ebola seems to fit nicely this scenario; however, the push from Obama for a vaccine, the marketing of the US as the ones that will save Africa people from their bad fate, suggest that multiple more strategic “interests” are looking for their way…

For sure, the biotech companies have to pay back their shareholders. However, there is more. Africa is the new greenfield, for the US and for China, two countries who are competing in the conquest of the natural resources of the only continent without a real sovereignty. China is gaining traction, US have very little to offer now, and probably health is the only card left that can be meaningful in Africa.

Obama administration has just recently established strategic business agreements in Liberia, and in October Liberia will host the local national elections. This is not a coincidence. The vaccines coming from the old American friend are a good tool to consolidate a long lasting partnership between US and Liberia, while at the same time to support the political campaign of the African “friends”. Obviously, in case things should go wrong, well, the military camps are already there, just in case…

I believe this is the African Blueprint.

Dear Hermione

it came to my notice that recently you had a speech at the UN, under the flag of UN Women, to call men and boys to support women.

It might be a surprise for you but we, men, already do it, and have done it for a long, long time. Of course, few of us are mighty as Harry Potter, and we can’t fix everything, actually we have issues in fixing our own issues. We are just human, as strange as it may seem to some people.

At first glance, I wondered: “Is she presenting a new movie?” Then I realized you were just appointed as a “goodwill ambassador” by UN. What a great achievement for such a young woman. Did you take the fast lane? However, I understand you are used to red carpets.

Beside you, the comforting presence of Ban Ki Moon, chair of UN, whose profession is to justify the bombings of democracy in countries that, while do not seem to fit our superior values, do seem to comply nicely with our energy and natural resources demands. Welcome in the “real politics”.

The occasion was to launch a new enlightened campaing, in your own words:

Today we are launching a campaign called ‘HeForShe’. I am reaching out to you because I need your help. We want to end gender inequality – and to do that we need everyone to participate. This is the first campaign of its kind at the UN: we want to try and galvanize as many men and boys as possible to be advocates for change. And we don’t just want to talk about it, but make sure it is tangible.

“He for she”, it does not sound new to me. You are still young and you may not be completely aware of history, but some of us, many of our fathers, and many, many of our grandfathers, millions of them, have also embraced arms to fulfil crusades and “honourable” missions, sometimes with courage, sometimes to avoid the shame of the “white ribbon” of cowardice.

One century ago, some of them decided to stay “safe” in a sinking ship just to secure that their “women and children” had a chance of surviving. Is Titanic your next coming movie?

There has been already a time of He For She, it has always been like that. The reward for those men? The myths of “toxic masculinity” and “male oppression”. Not a great deal, in retrospective.

The more I have talked to about feminism the more I’ve realized that fighting for women’s rights has too often become synonymous with manhating. If there is one thing I know for certain, it is that this has to stop.

Dear Hermione, have you investigated why?

For the record – Feminism by definition is: “The belief that men and women should have equal rights and opportunities. It is the theory of the political, economic and social equality of the sexes”

No, you have not investigated.

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For the record, what do you mean with “this has to stop?” It reminds me the advocacy of censorship by Feminist groups and the lobbying to make “antifeminism” illegal. Yes, really, have you ever heard of it? I mean for real, they did it. Have you ever heard of a primary human right, the right to free opinion and expression? It is also wrtitten in the UN chart, in the Universal Declaration of Human Rights.

I started questioning gender-based assumptions a long time ago. When at 8 I was confused at being called ‘bossy’

Really Hermione? How did you survive?

When at 18 my male friends were unable to express their feelings. I decided I was a feminist and this seemed uncomplicated to me. But my recent research has shown me that feminism has become an unpopular word. Women are choosing not to identify as feminist.

YOU assume your male counterparts were NOT ABLE to express their feelings? Doesn’t it sound sexist? And bossy? Maybe this lapsus reveals why reasonable people despise feminism. It is just a tip…

I am from Britain and think it is right that as a woman I am paid the same as my male counterparts.

I’m from Italy and I believe I’m a better actor than you, can we share our bank accounts?

I think it is right that I should be able to make decisions about my own body.

I do, as well. And please take full moral and financial responsibility of the outcome.

I’ve seen my father’s role as a parent being valued less by society despite my needing his presence as a child as much as my mother’s.

That’s not the issue, Hermione. This is how feminists want to see the problem. Men see it from another perspective. We’ve seen millions of men deprived of their children, house and money, and sent in jail, brought to the edge of selfdestrucion. By a family court system that has been built on feminist dogmas and propaganda, and by women that have had no issue in the last four decades in destroying human lives, because not only of absence of ripercussions, but because there was a social incentive to do it. Millions, baybe. For men the problem of dignity is over. Now it is about survival.

I’ve seen a young man suffering from mental illness unable to ask for help for fear it would make him less of a man – in fact in the UK suicide is the biggest killer of men between 20-49; eclipsing road accidents, cancer and coronary heart disease. I’ve seen men made fragile and insecure by a distorted sense of what constitutes male success.

Oh, oh. nice try Hermione. The toxic masculinity card hidden behind the empathy. Good try.

We don’t often talk about men being imprisoned by gender stereotypes

No, men are imprisoned too often, full stop.

If we stop defining each other by what we are not and start defining ourselves by what we just are – we can all be freer and this is what HeForShe is about. It’s about freedom. I want men to take up this mantle. So their daughters, sisters and mothers can be free from prejudice but also so that their sons have permission to be vulnerable and human too – reclaim those parts of themselves they abandoned and in doing so be a more true and complete version of themselves.

Did I get it correctly? Men and boys are not yet human as they are today? Are they incomplete? By the way Hermione, regarding the mantles … well … we got rid of them along with the armours and horses.

You might be thinking who is this Harry Potter girl? And what is she speaking at the UN. It’s a good question and I’ve been asking myself the same thing. I don’t know if I’m the right person to be speaking.

No dear Hermione, do not worry. You are not worse than many others that preceded you. We got the message loud and clear, already. Actually we have being earing it for 50 years.

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Dear Hermione, I could spend pages and pages in explaining how much a better place our society has become thanks to feminism, and how much what we achieved fits the “equality” mission. However, I won’t. It will be sufficient for you, to have a look at the UN initiatives and organizations and verify with your own eyes how much the “equality” agenda is pursued and how humanitarian are their actions when it comes to men and boys.

I’ll leave you now with a gift, with three secrets. No, they are not the Fatima’s secrets, nevertheless, I feel that in the long run they will help you in understanding how you fit in the “gender equality” picture.

First secret. Gender Equality does not exist, and will not exist. It cannot exist because everyone is different. It is not even an unachievable dream, but just a utopian and megalomaniac mission that can only be pursued by mean of oppression and the systematic repression of freedom. Until its inner nature will appear clear: a psychotic nightmare.

Second secret, and this is about you. You are not an ambassador; you are a marketing testimonial used to lable poison as sugar. A puppet playing a plot written by those, at the UN, who 20 years ago launched a global agenda, called Gender Mainstreaming, based on radical feminist beliefs, which aims to the breakdown of family union and to the reduction of men and women to empty shells without identity.

Third Secret, and this is about us, men. The time for He for She is over, now it is time for Us for Us. Together we stand, divided we fall.


post scriptum

I apologize for my lack of proficiency in English. Hermione, the time we will be all equal is not far. That day, we’ll all be speaking the same language, where “bossy” and masculinity will be eventually considered hate speech.

Difendiamo il clima…con le bombe

Non ci sono più le mezze stagioni. Forse non ci sono mai state.

Se c’è una cosa che non mi ha mai convinto riguardo al tema del clima, è la quantità di retorica e di fanatismo che la circonda, e soprattutto la banalizzazione del linguaggio che sostiene gli adepti delle fazioni pro e contro “l’agenda climatica”.

Il clima sta cambiano. E’ vero, ed è ovvio, il clima per definizione è in costante mutamento. E la temperatura del nostro pianeta sta aumentando gradualmente. Vero. Ma in che misura la specie umana influenza questo cambiamento? E’ dato per scontato da molti che questo dipenda dai consumi e dalle relative emissioni energetiche, in particolare di CO2 e l’effetto serra conseguente. Sicuramente ciò gioca in un ruolo ma da qui a ritenere che questa sia la motivazione principale del cambiamento climatico, ce ne passa.

Non sono ovviamente un adepto della fazione che sostiene che la specie umana non abbia un ruolo. Tra l’altro sono stato impegnato personalmente (e professionalmente) in iniziative sulla sostenibilità energetica. Ma devo ammettere che non ho mai trovato un singolo studio che sia in grado di provare in termini scientifici e con nesso causale che il cambiamento climatico sia legato essenzialmente, o prevalentemente, alle attività umane.

CLIMATE-DEMONSTRATION

Come pure non ho mai ben capito perché il cambiamento climatico dovrebbe rappresentare un rischio per l’umanità. Si sciolgono i Poli, e si allagano le nostre città a bassa quota? E se ciò danneggiasse una parte della nostra umanità ma ne favorisse un’altra parte? Quale parte dell’umanità effettivamente risentirebbe negativamente di tale scenario? Questo, ammesso che tale scenario sia verosimile, visto che le previsioni di innalzamento della temperatura terrestre, basate sui modelli che assumevano di dimostrare il nesso causale tra consumi energetici e cambiamento del clima, hanno finora fatto una pessima figura.

Lungi da me prendere una posizione sul tema. Semplicemente non comprendo ancora perché ci sia una convinzione così diffusa che dei fatti opinabili siano considerati un dato non opinabile e che qualche tipo di iniziativa non ben definita, ma su scala globale, vada intrapresa per contrastare degli effetti non ben delineati legati ad un cambiamento climatico le cui cause non è ben chiaro in che misura dipendano da forze su cui si assume di avere la capacità di intervenire.

No, nessun negazionismo, solo sano scetticismo. Pensaci un attimo; quante volte hai assistito ad un vero dibattito in cui le ragioni degli uni e degli altri trovano un vero confronto equilibrato? Io non ne ricordo e trovo sospetta la propaganda unilaterale. Per quale motivo gli evangelizzatori di tale campagna per “combattere il cambiamento climatico” sono proprio coloro che ne hanno le maggiori responsabilità, una volta che assumiamo che il consumismo, l’economia ipercapitalistica e iper energivora ne sono la causa principale?

Quale credibilità ha una campagna oggi capeggiata dall’amministrazione Obama, dall’unico Paese che non ha ancora ratificato la convenzione di Kyoto?

Per quale motivo le Nazioni Unite hanno designato Bloomberg, statunitense, uno degli uomini più ricchi della terra, ipercapitalista che deve la sua fortuna alla finanza “derivata”, come Inviato Speciale per il Cambiamento Climatico?

Domande, solo domande.

Giustizia è fatta

Sono incorso in questo titolo: “VIOLENTA LA FIGLIA DI 10 ANNI DELLA COMPAGNA: TRENTENNE ROMANO ARRESTATO A COURMAYEUR”.

Sono stato attraversato da un brivido di entusiasmo, finalmente un criminale assicurato alla patrie galere, i 1000 giorni “in rosa” di Renzie iniziano a portare risultati!

Dopo l’eclatante titolo, il “giornale” chiarisce:

Un trentenne romano è stato fermato dai carabinieri a Courmayeur con l’accusa di violenza sessuale su minore. La vittima dell’abuso, secondo le indagini, è la figlia di 10 anni della sua attuale compagna. L’episodio risale a mercoledì scorso, mentre i tre erano in vacanza nel comune ai piedi del Monte Bianco. Oggi si è svolta l’udienza di convalida del fermo davanti al gip del tribunale di Aosta Maurizio D’Abrusco.

Un pedofilo conclamato sbattuto in carcere lontano da donne e bambine e la sua detenzione confermata, mi sento sollevato. Tre giorni in carcere, solo il degno prologo ad una condanna decennale per un essere abbietto. La mia mente è subito andata all’immaginario di lui che approfitta di una bambina…sesso orale, sesso anale, vaginale. l’avrà anche picchiata e forse sequestrata. E gli fanno pure il processo, magari? Ma poi il mio iniziale entusiasmo ha iniziato a raffreddarsi, quando l’avvocato (ma gli danno pure un avvocato?) ha affermato che:

È stato tutto un equivoco, La mamma  pensava che ci fosse stata violenza, ma la bambina è stata visitata in ospedale e non ha alcun segno di abuso. Il mio assistito sta con la donna ormai da sei anni e si comportava come se fosse il padre della bambina. Dunque l’accarezzava, ma evidentemente la madre ha scambiato questi gesti per qualcosa di morboso

A cosa sono capaci di attaccarsi gli avvocati. Questa avvocatessa ci vorrebbe far credere che il pedofilo non ha violentato la bambina. Siamo stanchi di questi uomini che si accompagnano a donne soltanto per approfittare delle gioventù (nonché della verginità) delle loro figlie. Un processo? Veramente vogliono fare un processo? L’hanno arrestato, il GIP ha pure confermato la carcerazione preventiva, voglio dire, il reato è eclatante. Punto.

Poi sono caduto nello sconforto, quando il “giornalista” inizia a smussare “androcentricamente” i toni parlando di “violenza presunta”

A denunciare la presunta violenza ai carabinieri  è stata la madre della piccola. «Stava portando la bambina in ospedale quando ha incontrato una pattuglia dei carabinieri che le ha chiesto se andasse tutto bene. Quindi la donna ha detto del suo sospetto, che però è diventato un reato perseguibile d’ufficio», conclude l’avvocato.

Mi sono cadute le braccia. Tipico esempio di “victim blaming”. Non solo i negazionisti della difesa vogliono far passare l’idea che la violenza non sia avvenuta, ma pure quelli dell’accusa adesso ci si mettono? Vogliamo far credere che la colpa sia della madre che ha esposto un sospetto infame alle forze dell’ordine? Oppure vogliamo addirittura mettere in discussione che sia sbagliato carcerare un uomo sulla base di un’ipotesi per un reato senza evidenze? Vogliamo veramente tornare agli anni bui delle denunce in cui l’accusante si esponeva ad una controquerela? Oppure alla preistoria del diritto in cui si carcerava preventivamente solo in condizioni di estrema necessità? Ci sono voluti anni di scarpette rosse per avere l’inquisizione d’ufficio e adesso vogliamo tornare indietro?

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C’è ancora molta strada da fare.

Cara signora, dia retta a me. Nel caso scarcerino il pedofilo (macché presunto, mi facciano il piacere!), lasci stare gli uomini, stia lontana da loro, non li guardi proprio, è meglio per tutti.


Il “giornale” taggava l’articolo con “pedofilia”, “Courmayeur” e “violenza sessuale”.

Io lo taggo diversamente. Punti di vista.

ISIL vs. Israel: two sides of the same coin

Another perspective on ISIS

Ashraf Ezzat

“What the Zionists are doing in Israel is exactly what ISIL (Islamic state in Iraq and the Levant) or Al Qaeda is aspiring to achieve”

By Dr. Ashraf Ezzat

ISIL militants in (Manbij, Aleppo) Rejoicing over the capture of Iraqi city of Mosul. ISIL militants in (Manbij, Aleppo) Rejoicing over the capture of Iraqi city of Mosul. June 11, 2014

It must have been an alarming shock, I know it was to me, when the breaking news of the sudden and swift fall of Mosul, Iraq’s second largest city, to the hands and daggers of Jihadist militants of ISIL (Islamic state of Iraq and the Levant) – a parallel to some of the raids by early Islamic medieval conquests (some say)

Ironically, the nowadays Muslim school children are being told in their history books that the Early Muslim conquests were so civilized and peaceful. And that the natives of the then non-Arab countries simply welcomed the Muslim armies with Jubilation and eagerness to convert…

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New Caliphate: West sees no terrorism, hears no terrorism

A thoughtful examination of facts, about ISIS

Ashraf Ezzat

“US, under the guise of combating terrorism, had unleashed a chain of military insanity in Iraq that ultimately led to the establishment of real terrorism and a real terrorist organization, namely ISIS”

By Dr. Ashraf Ezzat

Bush Baghdadi

The official inauguration of the world Muslims’ leader, the Amir of all Muslim Believers, or the so called Calipheh (Caliph) doesn’t take place in a presidential/royal palace, It happens in a humble mosque.

No martial parade or red carpet and fanfare are required only blind allegiance of hordes of Muslim extremists and jihadists will often do the job.

And in our case, the mosque was the Nouri mosque in Mosul, Iraq (or the used to be) and the new Muslim Calipheh is the infamous terrorist Abu Bakr Al Baghdadi, the shadowy leader of ISIS/IS (The Islamic state now)

Satanic sermon

Contrary to the confirming reports of western intelligence that the man was

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Conferenze di pace

Da Parigi, sede nel 1919 della Conferenza di Pace a valle della I Guerra Mondiale, ha luogo l’Expò 2014 dell’interventismo.

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Apre il presidente Francese:

La lotta degli iracheni contro il terrorismo è anche la nostra lotta, dobbiamo impegnarci in modo chiaro, lealmente e con forza al fianco delle autorità irachene. Non c’è tempo da perdere!

Dice il ministro degli esteri Francesi:

Lo Stato islamico non è né uno stato, né rappresenta l’islam, è un movimento di estrema pericolosità. Tutti, sul posto, giudicano necessario farlo arretrare o scomparire. Non soltanto far arretrare i terroristi del Daesh, lo stato islamico, ma sconfiggerli!

Ribatte la ministra Italiana:

Siamo tutti d’accordo sulla necessità di agire insieme, sul senso di urgenza: fare presto, fare insieme!

Quindi….Hollande:

Il caos fa il gioco dei terroristi. Bisogna quindi appoggiare coloro che possono negoziare e fare i necessari compromessi per preservare il futuro della Siria. E per la Francia, si tratta delle forze dell’opposizione democratica. Esse devono essere appoggiate con ogni mezzo!

Con queste colombe non c’è bisogno di falchi.

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L’ISIS e il terrore alle porte

Nulla è più agghiacciante di un pericolo invisibile. Lo sanno bene i cattivi dei Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa che saltano in aria senza aver visto il volto del proprio nemico, né il velivolo che lo ospitava.

Mia madre mi raccontava (e tuttora mi racconta, per fortuna) dei bombardamenti Statunitensi su Roma durante la “liberazione” dell’Italia dai fascisti, cioè da noi stessi. Bombardieri provenienti da Sud, che in larghe formazioni procedevano verso Roma per abbattere le ultime postazioni di un regime allo sfascio e di un esercito tedesco in ritirata; bombardamenti a tappeto, e con essi qualche bomba che finiva … dove capitava. Erano i tempi delle bombe stupide. E così quando il cupo rumore della libertà si approssimava, mia nonna e i suoi tre figli correvano via da casa (una catapecchia sull’Appia Antica) per trovare rifugio. Mio nonno no, lui il rifugio l’aveva trovato già, permanente, qualche anno prima. Tale l’abitudine, che tutti sapevano distinguere a chilometri di distanza se gli aerei fossero gravidi di bombe o il parto fosse già avvenuto.

Attese e corse, col cuore in gola. Ma non terrore però, perché il pericolo lo sentivano da lontano per poi vederlo da vicino, sempre più delineato. No, niente terrore, solo paura, per se stessi, prima, per i malcapitati di turno, una volta avessero  intuito che la rotta dei bombardieri della libertà puntavano altrove.

Perché il terrore non è la pistola puntata alla tempia. Il terrore è l’idea di essere nel mirino di qualcuno che non si vede e non si conosce e che quando colpisce lo fa senza preavviso e senza lasciare tracce. E senza lasciare la possibilità di un ultimo abbraccio.

La paura ti fa correre, il terrore ti paralizza. La paura richiama l’istinto alla sopravvivenza, il terrore ti chiude nella rassegnazione.

Lo sapevano bene gli architetti dell’11 Settembre, che non desideravano gettare il popolo Statunitense nella paura, ma nel terrore. Nella consapevolezza di una morte possibile inferta da un nemico sconosciuto e invisibile. E terrore fu. Con esso arrivarono le estreme misure, l’Enduring Freedom, il Patrioct Act, lo spionaggio globale, la cancellazione dell'”habeas corpus” (NDAA, cioè la detenzione a tempo indefinito senza processo), i “domestic terrorists“, le “extraordinary rendintion” e i “combattenti” di Guantanamo. Le torri gemelle non solo spalancarono le porte al petrolio di Saddam, ma aprirono la voragine in cui sprofondare i diritti basilari dell’uomo, in primis quelli degli stessi cittadini Statunitensi. Cittadini che da quella voragine non sono più usciti, e che ormai da tempo vedono presidiare le proprie strade da polizia in assetto da guerra permanente e che oggi vedono materializzarsi l’ennesimo nemico televisivo, l’ISIS.

I ribelli dell’ISIS che diventano ovviamente terroristi. Perché il ribelle combatte un potere, il terrorista vuole portare il terrore tra la popolazione. Quello che è certo è che vengono commessi crimini verso persone del nord-est Africa; vengono uccise persone di diverse religioni e soprattutto locali, in modo truculento. L’opinione pubblica Europea viene mobilitata con le immagini di Cristiani trucidati, e monta l’idea della barbarie religiosa. Nessuno dice che in realtà la maggior parte delle vittime sono musulmane. Nessuno dice cosa sta succedendo, soprattutto cosa succede in Iraq. Una guerra civile forse? L’opposizione al governo Iracheno e alla lottizzazione dell’Iraq nella cui partita entrano anche i Curdi?

1193770349-peursdunoir11La voglia di porsi domande svanisce presto, la pancia degli Europei è già agitata dalla uccisione a sangue freddo di centinaia di uomini, molti apparentemente civili e dalla crocifissione di qualche cadavere, e dalle teste mozzate…ovviamente. La pancia è più veloce della testa. Le vittime sono locali e la minaccia è rivolta verso i locali, cosa c’entriamo noi “occidentali”? Le truculente uccisioni mandano in sesto piano il milione di civili uccisi dalla “civiltà” Euro-Atlantica dall’inizio della guerra irachena. Perché nel nostro immaginario c’è una guerra di civiltà, eh, il potere della TV. La “civiltà” Europea largamente Cristiana, non si pone più le domande più elementari; “chi sono questi?”, “cosa vogliono?”, “esiste un pericolo?”, “perché lo fanno?”, e soprattutto, “ma cosa sta succedendo laggiù?”.

Ma non è ancora terrore, è solo sdegno e un po’ di paura, paura per i malcapitati del luogo; per adesso è solo il sano pensiero di trovare un rifugio, di starsene a casa propria ed evitare luoghi apparentemente ostili e apparentemente pericolosi.

Devono saltare altre teste, quelle di giornalisti statunitensi ovviamente, prima, e di Inglesi, poi. La guerra civile in Iraq, pardon, guerra di “civiltà”, diviene terrorismo; un terrorismo “minacciato”, neanche attuato, verso Paesi distanti migliaia di chilometri. Prima Re Obama, poi il Principe Cameron, si ergono a paladini, uniti nella santa guerra contro il diabolico, per difendere la nostra “comune umanità”.

La nostra pancia si agita ma la testa ancora risponde; “sì è vero, potrei saltare in Iraq, ma qui in Europa sono ancora saldamente sulle spalle”.

Ma in men che non si dica arrivano i “flussi migratori di jihadisti” pronti ad immolarsi per la causa dell’ISIS. Uomini e anche, udite udite, donne, che lasciano i Paesi in cui vivono (o in cui sono nati) per andare a mozzare teste agli occidentali e creare lo Stato Islamico. E tra le donne jihadiste, alcune di esse adibite a gestire bordelli, in cui fanciulle, tenute in schiavitù, sono destinate a soddisfare i piaceri dei terroristi che non attendono altro che fecondare i ventri per dare alla luce altri terroristi. Farebbe ridere se non facesse piangere. Prove, quale prove? C’è bisogno di prove? Quando mozzi le teste, tutto sembra credibile, anche il cavaliere nero e il cavaliere bianco, e la principessa rinchiusa nel castello, ovviamente.

Il tweet di due ragazze disposte a lottare per l’ISIS, tre sventurati fermati alla frontiera, ed improvvisamente secondo l’attendibilissima intelligence della Casa Bianca, compaiono orde di potenziali terroristi, che potrebbero raggiungere gli jihadisti dell’ISIS, ptrebbero addestrarsi, quindi potrebbero tornare in patria dove potrebbero seminare il terrore.

Potrebbero.

E magari potrebbero fare una puntatina in Iran e prendere una bomba atomica, potrebbero smontarla, potrebbero riportarla a casa (nostra) e farla scoppiare.

Potrebbero.

Uno dopo l’altro i governi cadono nel gioco del terrore. Bandire i simboli dell’ISIS. Bloccare le persone che si ritengono (su quale base?) che potrebbero unirsi alla jihad. Bloccare i video dei mozzamenti di teste (e perché?).

Emblematico Thomas de Maiziere, Ministro degli Interni tedesco: “L’ISIS è un pericolo per la sicurezza pubblica in Germania, non sappiamo cosa stiano facendo ma potrebbero fare degli attentati”.

Potrebbero.

Un nemico invisibile che potrebbe fare qualsiasi cosa, ovunque, in qualunque momento.

Un nemico invisibile, perché il vero nemico è il terrore.

Sermoni di guerra

Proseguiamo nel cammino della pace planetaria, al seguito del Commander in Chief, il nuovo messia. Qui sotto il suo ultimo “speech”, le sue parole approvate da Dio, il sermone con cui benedire la nuova crociata.

“Novus Ordo Seclorum, Annuit Coeptis”.

A questo link troverete invece la trascrizione integrale (in inglese) del suo discorso.

Vi riporto di seguito il discorso tradotto, quasi integralmente, per evitare che la macchina da propaganda del vile nemico d’oriente possa disinformarvi sui nobili intenti del presidente dei diritti umani.

Merita. Istruttivo non solo in termini di contenuti, ma anche da un punto di vista, come dire, linguistico e psicologico.

Ecco a voi il Presidente degli Stati Uniti d’America, nonché Premio Nobel per la Pace, Barak Obama:

Miei “compagni” americani , stanotte vi voglio parlare di cosa gli Stati Uniti, insieme ai nostri amici ed alleati, faranno per indebolire e quindi distruggere il gruppo terroristico conosciuto come ISIL.

Il messia dichiara subito il suo intento: distruggere un gruppo di terroristi con il supporto dei suoi stati vassalli, definiti amici ed alleati. L’appellativo di “amici” per governi compiacenti e filiali militari, allude al senso di fratellanza, necessario a rafforzare un clima psicologico di comunità d’intenti, abilmente introdotto con la formula iniziale “miei compagni americani”. Compagni (“fellows”) invece di cittadini, infatti, serve a proiettare l’immagine di uomo tra gli uomini, di pari tra i pari; abbatte le gerarchie mentali tra il semplice cittadino ed il Presidente dello stato più potente del mondo. E’ l’ago dell’anestesia prima dell’operazione.

Come comandante in Capo, la mia più alta priorità è la sicurezza del popolo americano. Negli anni che ci anno preceduto abbiamo combattuto i terroristi che minacciano il nostro Paese….Grazie al nostro esercito e ai professionisti dell’anti-terrorismo il nostro Paese è più sicuro

A questo punto introduce il suo ruolo di Comandante (delle truppe), che accentra i poteri per il bene di tutti. L’ago è ormai entrato e la distonia tra “fellows” e “commander in chief” non viene percepita. Quindi la prima stoccata mirata a legittimare il ritorno positivo delle guerre della dinastia Bush: “il Paese è più sicuro”. L’anestesia sta facendo effetto e le barriere sono già calate e pochi si chiederanno “in che senso i terroristi distanti migliaia di km minacciano il nostro Paese?” Sottile poi il riferimento all’anti-terrorismo come strumento efficace di tutela della sicurezza, utile ad adagiare un velo di consenso sullo scandalo Datagate/NSA. Chi oserebbe metterne in dubbio l’utilità di un Grande Fratello di fronte a terroristi alle porte?

Ma continuiamo ad essere soggetti al pericolo terrorista. Non possiamo cancellare ogni traccia del diavolo dal mondo, e un piccolo gruppo di assassini ha la capacità di fare notevole danno. E’ stato vero per  l’11 Settembre lo è tuttoggi. … In questo momento la minaccia maggiore viene dal Medio Oriente e dal Nord Africa …  e uno di questi gruppi si chiama ISIL.

A questo punto la minaccia si materializza, l’ISIL (o ISIS o IS). Una delle minacce, in realtà, come vedremo dopo. Abile il richiamo all’11 Settembre, utile a rievocare le paure mai sopite e quindi la necessità di estreme misure. Non importa quanto piccolo e lontano sia il gruppo, la minaccia è ben più grande e vicina. Il percorso di costruzione della necessità di una risposta armata e di una risposta sproporzionata è completo; esiste un precedente in termini di minaccia (11 Settembre e Al Qaida) e di intervento militare (invasioni e occupazioni di Iraq/Afganistan). Il riferimento al “diabolico” sostiene l’immaginario di una battaglia etica e conquista le ultime barriere dell’elettorato conservatore statunitense tipicamente Repubblicano. L’anestesia è completa.

E chiariamo due cose; ISIL non è islamico: nessuna religione perdona l’uccisione di innocenti e la grande maggioranza delle vittime dell’ISIL sono musulmane. E ISIL non è uno stato…nessun governo lo riconosce.

Qui ci dice che non è una guerra di religioni, e che la religione non c’entra. Ma ci dice anche un’altra cosa interessante e cioè che la stragrande maggioranza di vittime sono locali e non sono neanche Cristiani. Implicitamente afferma che è una guerra etnica e di potere a cui sostanzialmente il mondo “occidentale”, in particolare Statunitense, è estraneo. Cosa c’entrano allora gli USA? Poco, nulla, ma ormai l’audience è in trans e difficilmente coglie l’inconsistenza di questo messaggio con le premesse precedenti. Messaggio in realtà diretto alla comunità araba in particolare agli Stati Arabi amici che appunto non riconoscono, ovviamente, l’ISIL.

L’ISIL è un’organizzazione terroristica, pura e semplice. E non ha altra visione se non il massacro di chi l’ostacola.

Appunto la visione Statunitense. Prosegue:

L’ISIL rappresenta una minaccia per l’Iraq, la Siria e in generale per il Medio Oriente, ivi inclusi i cittadini americani, personale e impianti.

Qui innanzi tutto fa capolino la Siria. Ma soprattutto viene chiarita la dimensione Statunitense sotto minaccia; gli impianti e il personale delle imprese USA.

Sebbene non abbiamo ancora individuato complotti contro il nostro territorio, i leader di ISIL hanno minacciato gli USA e i nostri alleati.

Il messia ci dice che non esiste un pericolo oggettivo ma le semplici minacce verbali di persone lontane migliaia di km, che uccidono quasi esclusivamente persone del luogo e che”potenzialmente” potrebbero rivolgersi verso interessi e cittadini “occidentali” in quei luoghi rappresentano un pericolo alla sicurezza statunitense. Chiaro il concetto di sicurezza statunitense? Se il pericolo è fuori confine, non si ritirano imprese e persone, ma si interpreta il problema all’estero come minaccia interna. Questo passaggio “logico” serve a estendere i confini nazionali nell’immaginario del telespettatore (ormai intorpidito) ormai incapace di cogliere il non sense in termini razionali. E continua:

I servizi segreti ci dicono che migliaia di stranieri (ivi inclusi Europei e Statunitensi) si sono uniti a loro in Siria e Iraq. Addestrati alla guerra, potrebbero tornare in patria e portare avanti attacchi letali.

A cosa serve ciò? A legittimare l’idea di un nemico alle porte perché sostanzialmente interno e quindi la natura necessaria di strumenti di controllo della liberà personale. Tutto perché gli interessi “interni” all’estero rendono interno ciò che è esterno.

Questa notte voglio che sappiate che gli USA fronteggerà ISIL per risolvere il problema. Dallo scorso mese le nostre forze armate hanno colpito l’ISIL per fermare la sua avanzata. Da allora oltre 150 attacchi aerei in Iraq hanno protetto personale e impianti Statunitensi, ucciso i combattenti dell’ISIL, distrutto armi e agevolato le forze Irachene e Curde per occupare il territorio. Questi attacchi hanno aiutato a salvare la vita di migliaia di uomini, donne e bambini.

A questo punto il messia fa capire che la cosa è in moto e che già miete successi. Si sta facendo spazio alle forze alleate Irachene e Curde, facendo capire che la guerra dell’ISIL è contro le forze stabilitesi dopo l’occupazione dell’Iraq e non contro la civiltà “occidentale” in quanto tale. Interessante in particolare il ruolo dei Curdi a cui evidentemente deve essere garantita un’espansione sia in virtù della complicità garantita nella guerra d’Iraq contro Saddam che per il ruolo destabilizzante che potrebbero recitare contro la Russia (Georgia), la Siria e l’Iran. Ovviamente, quanto fatto ha salvato degli innocenti, ovviamente.

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… Quindi stanotte, dopo colloqui con il governo Iracheno, con gli alleati e all’interno del Congresso, posso annunciare che gli USA guideranno una larga coalizione.

In sostanza il messia ci dice che hanno messo in mezzo altri Paesi in una guerra che interessa loro e che loro guideranno. Ha appena comunicato ai “compagni” americani che continuerà la guerra con le bombe intelligenti, ma i “fedeli” non se ne saranno neanche accorti e staranno pensando ancora agli “innocenti” salvati.

Il nostro obiettivo è chiaro: fiaccheremo e quindi demoliremo l’ISIL attraverso una estesa e prolungata strategia anti-terroristica.

Questo è un bell’esercizio di manipolazione. Dopo aver detto che la cosa è stata decisa da lui e già in corso, l’obiettivo diviene “nostro”, inclusivo, collettivo. Interessante notare come l’obiettivo sia l’ISIL, un soggetto che non ha, come da lui ammesso, un confine geografico e ordinamento definito e riconosciuto. In quanto tale, l’obiettivo stesso è indefinito e per questo l’azione viene definita come estesa, perché non ha delimitazioni temporali e geografiche. Nonostante ciò l’obiettivo viene millantato come “chiaro” proprio perché non lo è. In realtà l’ISIL/ISIS non esisteva fino a un mese fa, tanto che neanche il nome è stabile. Il “chiaro” serve proprio a creare la suggestione che il piano sia definito e limitato, quando in realtà non lo è.

Primo, noi condurremo una campagna sistematica di attacchi aerei contro i terroristi. In collaborazione con il governo Iracheno, espanderemo i nostri sforzi, proteggendo la nostra gente e le missioni umanitarie, colpendo gli obiettivi dell’ISIL mentre le truppe Irachene andranno all’attacco. Inoltre ho chiarito che noi daremo la caccia a chi minaccia il nostro Paese, dovunque sia. Ciò significa che non esiterò a prendere azioni contro l’ISIL in Siria come pure in Iraq. Questo è un principio chiaro della mia presidenza: se minacci gli USA, non troverai scampo in nessun paradiso.

Oltre a ribadire il ruolo di “scudo morale” delle missioni “umanitarie” e quindi implicitamente ribadendo la superiorità etica delle forze dell’occidente, il messia ci ribadisce che la lotta non ha confini, in particolare che la Siria è nel mirino. “Condurremo, “espanderemo” ancora servono a mitigare il contenuto decisionista e unilaterale (esemplificato dal “non esiterò”) delle azioni da lui intraprese. Gli spettatori si guarderanno magari un po’ stralunati chiedendosi “ma quando cazzo abbiamo deciso questa cosa?”ma poi il senso di impotenza per una decisione passata sopra le loro teste e il senso di umiliazione per essere stati presi per i fondelli da chi aveva salito gli scalini della Casa Bianca con proclami di pace, saranno coperti dall’illusione di partecipare ad una crociata giusta, per la propria sicurezza, per salvare donne e bambini e per il bene di tutta l’umanità. Il linguaggio, va da sé, è pressoché identico a quello di Bush, ivi incluso il riferimento al sacro, il “paradiso”.

Secondo, incrementeremo il supporto alle forze che combattono i terroristi sul territorio…Come ho detto in precedenza le forze statunitensi (di terra) non avranno ruoli di combattimento, non saremo coinvolti in un’altra guerra terrestre in Iraq. Supporteremo gli Iracheni e i Curdi con addestramento, strumentazione e informazioni…

Il passaggio serve sostanzialmente a recuperare parziale credibilità rispetto ai proclami elettorali di pace. Interessante notare come le amministrazioni Statunitensi amino rassicurare i propri cittadini rispetto al possibile impiego di forze di terra, come a dire “andiamo lì, li bombardiamo dall’alto senza che possano contrastarci, limitando al minimo le perdite”, senza capire che è proprio questo che rende gli USA odiati a tutto il mondo, non tanto per l’animo guerrafondaio, quanto per la slealtà “bellica” con cui conducono le guerre. Senza contare ovviamente la presunzione di superiorità morale. Sarà magari per questo che poi prendono qualche civile e lo decapitano? Quindi prosegue:

Oltre la frontiera, in Siria, ho aumentato la nostra assistenza alla opposizione Siriana. Stanotte chiederò al Congresso di supportare i combattenti (Siriani). Nella lotta contro l’ISIL non possiamo fare conto sul regime di Assad che terrorizza il proprio popolo; un regime che non riguadagnerà mai la legittimazione ormai persa. Invece noi dobbiamo rafforzare l’opposizione contrastando gli estremismi quali l’ISIL, mentre perseguiamo la soluzione politica atta a risolvere la crisi Siriana una volta per tutte.

Con il telespettatore anestetizzato e inerte, il messia sfodera altri capolavori della manipolazione. La lotta all’ISIL diviene lotta a ciò che non è ISIL e che dall’ISIL è osteggiato, la Siria. Foraggiare i combattenti (quelli che vengono definiti ribelli in Ucraina e terroristi in Iraq) che hanno dato luogo al pericolo ISIL per gli USA. Il nemico del mio nemico non è più amico, almeno nei giochi statunitensi in Medio Oriente. Evidentemente tutti devono essere nemici di tutti e amici di uno solo. Non si può contare su Assad per combattere l’ISIL sebbene sia l’unico che lo combatte da 3 anni. Perché Assad ha perso la legittimazione, secondo chi? E Assad terrorizza il proprio popolo, secondo chi? Perché gli USA perseguono la soluzione politica in Siria, dando armi ai terroristi, pardon ai ribelli, pardon ai combattenti. Una soluzione, una volta per tutte, la stessa valsa per l’Ucraina?

 Terzo, …. in due settimane presidierò un incontro al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per mobilitare la comunità internazionale in questo sforzo.

Con la Russia e la Cina? Con queste premesse? In bocca al lupo. O forse sarà l’occasione per poter dire “la Russia si oppone all’intervento per salvare donne e bambini dal diabolico ISIL,….e Assad?” Staremo a vedere.

Quarto, continueremo a fornire assistenza umanitaria ai civili innocenti, cacciati dai terroristi.

No comment.

Questa è la nostra strategia. …. Questa è la leadership Statunitense al meglio di sé; noi stiamo con chi combatte per la propria libertà; e chiamiamo ad adunata le nazioni per la nostra comune sicurezza e umanità.

Il mito americano alla deriva. La prosopopea di chi vive del mito della “Città sulla collina” dei Padri Fondatori di qualche secolo fa, divenuta culto della superiorità umana. Umani contro non umani.

 … Questa strategia di eliminare i terroristi che ci minacciano, è ciò che abbiamo già fatto con successo in Yemen e Somalia per molti anni. Ed è l’approccio che ho delineato all’inizio di quest’anno: usare la forza contro chiunque minaccia gli interessi strategici Statunitensi, e al contempo mobilitare alleati per indirizzare sfide su larga scala.

Chiaro, no?

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Miei “compagni” statunitensi, viviamo in un tempo di grandi cambiamenti …  ma nonostante le grandi sofferenze patite in questi anni … gli USA sono oggi nelle condizioni di impostare il futuro meglio di qualsiasi altra nazione sul Pianeta. … La guida Statunitense è l’unica costante in un mondo incerto. Gli USA hanno la capacità di mobilitare il mondo contro i terroristi. Sono gli USA che hanno adunato il mondo contro l’aggressione Russa, e a supporto del popolo Ucraino nel desiderio di decidere il proprio destino. Sono gli USA, i nostri scienziati, il nostro sapere, che aiuteranno a contenere la diffusione dell’Ebola. Sono gli USA che hanno aiutato a distruggere i depositi di armi chimiche della Siria in modo che non possano essere un pericolo per il popolo Siriano e per il resto del mondo ….

Qui rinforza il ruolo degli USA come “elite” umana. Introduce quindi la Russia come aggressore di un popolo in cerca di libertà. Una carta che servirà forse da qui a poco. Molto interessante il riferimento all’Ebola; probabilmente vaccinazioni e terapie contro malattie endemiche, saranno la contropartita per il consenso del dittatore democratico di turno ad ospitare i prossimi “interessi americani” in Africa. Ribadisce quindi il ruolo dell’attuale regime Siriano come possibile pericolo per il Mondo. Nel 2007 Assad e la moglie facevano la prima pagina di Newsweek, adesso sono un pericolo per il Mondo.

Stati Uniti d’America, le nostre infinite meraviglie ci fanno dimenticare i nostri perduranti sacrifici. Ma come statunitensi, dobbiamo dare il benvenuto alla nostra responsabilità di guidare. Dall’Europa all’Asia, dai lontani luoghi dell’Africa al Medio Oriente, noi difendiamo la libertà, per la giustizia, per la dignità. Questi sono i valori che hanno guidato la nostra nazione dalla sua fondazione. Stanotte chiedo il vostro supporto per portare questa “leadership” oltre. Lo faccio come Comandante in Capo, che non potrebbe essere più fiero delle proprie forze armate …

Ritorna la commistione tra sacro e temporale. Il culto del popolo eletto (fattore comune ad un’altra nazione) che rivendica il suo ruolo fuori dei propri confini, senza confine, come eredità storica dei propri Padri Fondatori. Ritorna il refrain “datemi il vostro consenso, le truppe sono già partite ed io sono al comando”. Una volta lo facevano dai balconi col rischio di beccarsi qualche fischio; davanti ad una telecamera è tutto più facile.

Questo è ciò che fa la differenza nel mondo. E la nostra sicurezza dipende dalla nostra disponibilità a difendere questa nazione, e tenere alti i valori in cui crediamo, ideali senza tempo che rimarranno quando quelli che offrono solo odio e distruzione saranno svaniti dalla Terra.

Qui la chiusura del “ragionamento” (ragionamento da ventennio …) in cui in buona sostanza afferma che o mi date il consenso o siete dei traditori.

Possa Dio benedire le nostre truppe, possa Dio benedire gli Stati Uniti d’America.

Chiosa finale, di chi ha aperto affermando che nessun Dio perdona l’uccisione di innocenti, ma dovrebbe benedire le truppe Statunitensi.

Amen